Lunedì, 28 Luglio 2014 00:00

Paroles et musique de Jacques Debronckart

 

Vous n'êtes pas aux Monuments aux Morts
Vous n'êtes même plus dans les mémoires
Comme vos compagnons de la Mer Noire :
Vous êtes morts et deux fois morts.
A vos petits enfants l'on ne répète
Jamais comment finit leur grand-papa :
Il y a des chos's dont on ne parle pas,
Mutins de mil neuf cent dix-sept

Sur votre dos, les Joffre et les Nivelle
Faisaient carrièr' dans les états-majors,
Leur humeur décidait de votre sort :
Aujourd'hui qui se le rappelle ?
Au lieu de s'emmerder en garnison,
Au lieu de piétiner au même grade,
C'était le temps béni de l'empoignade,
Vous parlez d'un' belle occasion...

Vous aviez fait tant d'assauts inutiles,
Juste pour corser le communiqué,
Vous vous sentiez tellement cocufiés,
Telle'ment pris pour des imbéciles,
Que vous avez voulu que ça s'arrête,
Cet abattoir tenu par la patrie,
Cette nationale charcuterie,
Mutins de mil neuf cent dix-sept

Avant l'attaque arrivaient les cercueils
Et vous coupiez votre pain sur leurs planches,
Tout juste si le crêpe à votre manche
N'annonçait votre propre deuil.
Par malheur, la France n'était pas prête,
Se révolter lui paraissait énorme,
Ell' bavait encore devant l'uniforme,
Mutins de mil neuf cent dix-sept

L'Histoir' vous a jetés dans ses égouts,
Cachant sous les flots de ses Marseillaises
Qu'un' bonne moitié de l'armée française
Brûlait de faire comme vous.
Un jour, sortirez-vous des oubliettes ?
Un jour verrons-nous gagner votre cause ?
J'en doute, à voir le train où vont les choses
Mutins de mil neuf cent dix-sept,
Mutins de mil neuf cent dix-sept

 

Traduzione in Italiano

I RIBELLI E I DISERTORI DEL 1917

Voi non siete sui monumenti ai Caduti
e non siete neanche più nei ricordi
come i vostri compagni del Mar Nero :
voi siete morti, e rimorti.
Ai vostri nipotini mai si ripete
com’era morto il loro nonno :
ci sono cose di cui non si parla,
ribelli e disertori del 1917

Sulle vostre spalle, i Joffre e i Nivelle
facevano carriera negli stati maggiori,
il loro umore decideva della vostra sorte :
oggi, chi mai se ne ricorda ?
Invece d’annoiarsi in guarnigione,
invece di non avanzare mai d’un passo,
era il tempo benedetto d’incazzarsi,
parlavate di una bella occasione…

Avevate fatto tanti assalti inutili
giusto per rimpinzare il bollettino,
vi sentivati a tal punto presi per il culo,
presi a tal punto per degli imbecilli,
che avete voluto farla finita
con questo macello gestito dalla patria,
questa macelleria nazionale,
ribelli e disertori del 1917

Prima dell’attacco arrivavano le bare
e tagliavate il pane sulle loro assi,
mancava poco che il lutto che portavate al braccio
non annunciasse già la vostra propria morte.
Per disgrazia la Francia non era ancora pronta,
rivoltarsi le pareva davvero enorme,
sbavava ancora davanti all’uniforme,
ribelli e disertori del 1917

La Storia vi ha gettati nelle sue fogne
nascondendo a fiotti di Marsigliesi
che una buona metà dell’esercito francese
ardeva di fare come voi avete fatto.
Uscirete un giorno dal dimenticatoio ?
Vedremo un giorno vincere la vostra causa ?
Ne dubito, con la piega attuale delle cose,
ribelli e disertori del 1917,
ribelli e disertori del 1917.

 

 

"Les mutins de 1917", scritta e incisa da Jacques Debronckart per il suo primo album del 1917, ha condiviso in Francia la stessa sorte de Le Déserteur, per il suo argomento assolutamente indigeribile e per il suo antimilitarismo. Volendo, la sua sorte è stata ancora più dura di quella riservata al capolavoro di Boris Vian: ha subito infatti una censura ufficiale da parte delle autorità francesi per 30 anni esatti. E' stato solo nel 1997, quando Debronckart era già morto da quindici anni, che Serge Utgé-Royo ha potuto reinciderla e riportarla alla luce e alla memoria nel suo album "Contrechants de la mémoire".

Questa canzone parla dei ribelli e dei disertori fucilati nel 1917, durante la "Grande guerra".
Logico, nei confronti di essa, lo stesso accanimento che la "Francia eterna", guerriera e a volte colonialista, ha riservato a Vian e alla sua canzone. Debronckart ha dato voce a coloro che la storia aveva non solo lasciato muti, ma anche coperto con la polvere dell'ignominia. Un atto di giustizia elementare, semplice e bella.

 

Video collegato

Domenica, 08 Giugno 2014 00:00

Sabato, 26 Aprile 2014 00:00

Gino unica pantera ke ha resistito alla Ruberti e a tutti quello che volevano cacciarci!

 

grazie babbo unico Sindako de Roma.

 

Da sabato hai lasciato più soli migliaia di studenti e studentesse, non ke tutti quelli ke ti avevano konosciuto.

 

Cerkeremo di ricordati kosi felice dentro l'auletta Liberata dai CP e okkupata x tutti!